domingo, 15 de abril de 2007

Fedeltà e ingano

Parmenide

  • Condanna della conoscenza sensibile;
  • la conoscienza deve darsi traverso il raziocinio.

Platone
  • Il mito della caverna
  • Bisogna abituarsi, piano piano, a vedere il mondo superiore.
  • L' anima non può basarsi nei sensi del corpo, perchè così solo vede le cose incostanti e variabili; l' anima deve ciudersi in se stessa, o sia, nell' intelligenza, per ragiungere il mondo vero, puro, eterno, imortale e invariabile.

Aezio
  • Gnoseologia
  • l' anima come un pergamino ad essere impresso dalle sensazioni, anticipazioni e nozioni.

Cartesio
  • Il dubbio metodico
  • I sensi portano all' engano, nonostante a volte permetono conoscere delle cose indubitabili.

Telesio
  • I sensi sono veri mentre le idee ci possono inganare.
  • Le idee sono messe a prova dei sensi.
  • Le idee sono sensazioni ricordate.

Campanella
  • Idem.

Aristotele
  • L' anima = sostanza; il corpo = sostrato.
  • La sostanza è l' entelechia, che è la scienza e il suo esercizio.
  • unità anima/ corpo.


Sintese

Ci sono qui due strade diverse per parlare della conoscenza sensibile: una, tracciata da Parmenide, Platone e Cartesio, che condanna il ruolo dei sensi nella conoscenza del mondo, tenendo i sensi come fonte di engano; l' altra, per la quale vanno Telesio, Aezio e Campanella, inverte la questione e legitima la funzione dei sensi nella conoscenza: le sensazioni precedono e danno origine alle idee, anzi le metono a prova (Telesio).

Possiamo pensare se questi due camini formano la base del moderno metodo scientifico: la razionalità e il dubbio metodico, ma anche la esperimentazione e la conferma empirica dei fatti.

Aristotele ragiunge a superare il dualismo platonico tra anima e corpo, tra intelligenza e sensi.

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