Fedeltà e ingano
Parmenide
- Condanna della conoscenza sensibile;
- la conoscienza deve darsi traverso il raziocinio.
Platone
- Il mito della caverna
- Bisogna abituarsi, piano piano, a vedere il mondo superiore.
- L' anima non può basarsi nei sensi del corpo, perchè così solo vede le cose incostanti e variabili; l' anima deve ciudersi in se stessa, o sia, nell' intelligenza, per ragiungere il mondo vero, puro, eterno, imortale e invariabile.
Aezio
- Gnoseologia
- l' anima come un pergamino ad essere impresso dalle sensazioni, anticipazioni e nozioni.
Cartesio
- Il dubbio metodico
- I sensi portano all' engano, nonostante a volte permetono conoscere delle cose indubitabili.
Telesio
- I sensi sono veri mentre le idee ci possono inganare.
- Le idee sono messe a prova dei sensi.
- Le idee sono sensazioni ricordate.
Campanella
- Idem.
Aristotele
- L' anima = sostanza; il corpo = sostrato.
- La sostanza è l' entelechia, che è la scienza e il suo esercizio.
- unità anima/ corpo.
Sintese
Ci sono qui due strade diverse per parlare della conoscenza sensibile: una, tracciata da Parmenide, Platone e Cartesio, che condanna il ruolo dei sensi nella conoscenza del mondo, tenendo i sensi come fonte di engano; l' altra, per la quale vanno Telesio, Aezio e Campanella, inverte la questione e legitima la funzione dei sensi nella conoscenza: le sensazioni precedono e danno origine alle idee, anzi le metono a prova (Telesio).
Possiamo pensare se questi due camini formano la base del moderno metodo scientifico: la razionalità e il dubbio metodico, ma anche la esperimentazione e la conferma empirica dei fatti.
Aristotele ragiunge a superare il dualismo platonico tra anima e corpo, tra intelligenza e sensi.
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